Braccialetto Elettronico per Detenuti: come funziona?
Braccialetto Elettronico per Detenuti: come funziona?

Con l’art. 275 bis comma 1 del c.p.p è stato introdotto il braccialetto elettronico come una forma di controllo da remoto che può essere destinata ai detenuti non pericolosi.

Come funziona il braccialetto elettronico?

L’apparecchio elettronico va legato alla caviglia come un braccialetto ed è collegato in rete da una centralina posta nel domicilio del detenuto.

Non appena il detenuto si allontana oltre i limiti dall’abitazione il segnale elettronico viene inviato alla Caserma che immediatamente manderà una pattuglia a controllare.

Ovviamente il braccialetto può subire danni, malfunzionamenti o manomissioni da parte del detenuto che vuole scappare. Ogni anno l’Italia spende per la manutenzione dei braccialetti 9 milioni di euro che vanno destinai all’azienda manutentrice, la Telecom.

In media ogni giorno il nostro paese spende 115€ per questo apparecchio (spesa inferiore rispetto ai 300€ necessarie per mantenere con vitto e alloggio un detenuto nelle carceri). Le spese includono la manutenzione, la riparazione e lo smaltimento (per un approfondimento leggi la normativa sui raee napoli)

Se da una parte il braccialetto serve a sfoltire la densità abitativa nelle carceri dall’altra rende il detenuto più soggetto ad evasione o all’infrazione della pena

Quando sono stati introdotti i braccialetti elettronici per detenuti?

E’ stato con il decreto legge n. 92 del 28.6.2014 e la successiva legge 16.4.2015 n. 47 che è stata rivoluzionata la disciplina riguardante la custodia cautelare e di conseguenza è stato fatto largo ricorso al braccialetto elettronico per i detenuti come forma di misura cautelare.

Dal 2014 ne abbiamo acquistati 2000 tuttavia non sono sufficienti a sopperire il bisogno nazionale.

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